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alla prossima edizione del
CONCORSO MUSICALE NAZIONALE
CITTA' DI FRANCAVILLA FONTANA
Premio "Terra degli Imperiali"

IL SALUTO DEL SINDACO

IL SALUTO DEL SINDACO - 2° Concorso Musicale Nazionale
Negli anni passati, convinti della possibilità di creare una nuova opportunità culturale per la nostra Città, ci siamo impegnati per la costituzione di una Scuola Musicale Comunale.

Fu una intuizione di grande successo.

Molti gli iscritti, molte le richieste di iscrizione, non tutte soddisfatte per mancanza di spazi o di risorse adeguate.

Con gioia è stata accolta l’iniziativa, giunta alla seconda edizione, di istituire un Concorso Musicale Nazionale Città di Francavilla Fontana aperto a tutti i musicisti italiani.

L’intento è, naturalmente, di promuovere la cultura musicale fra i giovani di tutto il Paese e, contemporaneamente, di valorizzare l’immagine della Città di Francavilla Fontana.

Davvero le mie felicitazioni e di tutta la cittadinanza per il M° Antonio Curto e per i suoi validi collaboratori.

Avanti così per Francavilla Fontana!
 
 
 
                                                                 IL SINDACO
                                                                 Dott. Vincenzo DELLA CORTE

LA CITTA' DI FRANCAVILLA FONTANA

LA CITTA' DI FRANCAVILLA FONTANA - 2° Concorso Musicale Nazionale
Francavilla Fontana è una interessante e fiorente realtà produttiva nel campo agricolo, artigianale e commerciale, favorita, sin dall’antichità, dalla felice e baricentrica posizione geografica tra l’Adriatico e lo Ionio. La città conserva i segni dell’antica Via Appia, percorsa dai romani per raggiungere il porto di Brindisi ed imbarcarsi per l’Oriente. Oggi continua a svolgere un ruolo di centralità nella vasta area salentina e di convergenza delle strade che giungono da Latiano, Oria, Manduria, Sava, San Marzano, Carosino, Grottaglie, Villa Castelli, Ceglie Messapica, Ostuni e San Vito dei Normanni. La città vanta una funzione importante nei collegamenti con le Ferrovie sia dello Stato che della Sud-Est. Il territorio, coincidente con quello dell’antica Rudiae – patria del poeta latino Quinto Ennio Calabro -, mostra tuttora le testimonianze di una presenza umana che risale alla preistoria. Persistono grotte cultuali di età eneolitica. Nella grotta di Santa Candida fu rinvenuto il frammento di tazza neolitica con figura antropomorfa a graffito lineare di orante assunto a logo del Museo di “Civiltà Preclassiche della Murgia Meridionale” di Ostuni. Nel Museo Archeologico Nazionale di Taranto sono esposti i frammenti di vasi neolitici rinvenuti nel villaggio di capanne scoperto nel 1950 in contrada Carlo di Noi Inferiore. Dei Messapi, giunti dall’Illiria tra l’VIII e il VII sec. A.C., vi sono diverse scoperte nei quartieri più recenti della città ed in numerose contrade. A Francesco Ribezzo, glottologo ed importante studioso di civiltà e delle epigrafi messapiche, è stato intitolato, nel 1956, il nuovo Museo Archeologico Provinciale di Brindisi. Nel nuovo quartiere San Lorenzo, nel 1978, venne alla luce una vasta necropoli messapica: 14 tombe, 15 buche, 6 pozzi e resti di abitazioni, trozzelle e vasi di stile Egnazia, esposti nel Museo Archeologico Nazionale di Taranto. Sempre ai Messapi si devono gli imponenti resti del sistema difensivo, ancora presenti sul territorio e fruibili dal visitatore, e le “specchie” – torri a base circolare con funzioni di difesa, avvistamento e sepolcrali. La specchia Giovannella è il modello più evoluto costruito con massi perfettamente assemblati, e non, con pietre informi, usati, come per i muri a secco, per le specchie Capace, Castelluzzo o Miano e Calò. Segni di vita eremitica del cristianesimo dei primi secoli sono individuabili nella grotta-chiesa della masseria Santa Croce ove sono tuttora presenti affreschi del XVII secolo rappresentanti Santi Francescani, Gesù in preghiera nell’orto degli ulivi e caricato della croce con il Cireneo e l’immagine di Santa Maria dell’Abbondanza.. Testimonianza del medioevo sono in epigrafi riutilizzate in costruzioni più recenti. Nella chiesa dello Spirito Santo, già Cappuccini, sono presenti, all’ingresso, due acquasantiere in marmo del XV secolo, rette da mani aperte e, all’interno, la tela della Vergine col Bambino e Santi del maestro Ludovico Delli Guanti, annotata nell’elenco dei quadri della Reale Commissione delle Belle Arti del1810. Il foggiaro, scoperto in piazza Umberto I, attesta che la coltura del grano è stata fonte importante dell’economia cittadina e permette ora di leggere una pagina nuova di archeologia industriale facendoci intravedere da dove si traeva la ricchezza che ha consentito edificazioni di palazzi, case, chiese, conventi e monasteri. Di interesse particolare sono i resti recentemente rilevati a est di piazza Umberto I. Francavilla è una città ricca di storia, di arte e di cultura da conoscere attraverso i numerosi palazzi dalle linee architettoniche del XVII-XVIII secolo, il barocco delle imponenti chiese tra cui campeggia la Cattedrale col la cupola maiolica più alta del Salento, il maestoso Castello residenza Principi Imperiali per oltre due secoli, i seicenteschi artistici portali dei palazzi, le grandi porte cittadine, vestigia delle antiche mura che cingevano il nucleo antico, ed i vicoli e le strani convergenti nelle varie “piazzette” del centro storico che divengono il naturale e suggestivo Scenario in cui si svolgono i Riti della Settimana Santa. L’agro di Francavilla, che da sempre occupa un ruolo di primo piano nell’ampia area geografica denominata “Terra dei Principi Imperiali” e caratterizzato da vaste distese di ulivi centenari – in una pergamena del 1568 conservata presso l’Archivio Capitolare della Chiesa Matrice e già riportata la pianta di ulivo assunta come emblema della città – è punteggiato da oltre settanta antiche masserie, numerosi trulli e disegnato dai muri a secco. Le solide masserie fortificate con le “garitte pensili” e le feritoie per vigilare e sparare realizzate agli angoli degli edifici, con le caditoie in corrispondenza delle porte e delle finestre da cui respingere eventuali assalitori, sono delle vere e proprie strutture difensive in cui ha vissuto per secoli gran parte dei nostri antenati. In alcune masserie vi sono ancora le chiesette con interessanti affreschi ove si celebrava la messa per i custodi delle bestie che non potevano recarsi in paese. Il paesaggio agrario è particolarmente arricchito dalla presenza di numerose dimore rurali, ville, casine e casini sorti nel ‘700, ove i nobili vivevano per buona parte dell’anno. Nel centro urbano, tra gli antichi balconi e loggiati dei palazzi, si respira il profumo dei dolci preparati in modo tradizionale tra cui il gustosissimo dolce povero “la copeta”, dal caratteristico colore marrone scuro composto da mandorle amalgamate con zucchero, e i confetti “ricci” composti da mandorle tostate e aromi naturali. Il loggiato di Palazzo degli Argentina, ora Leo, costruito probabilmente dai Musachi, profughi albanesi presenti in città nel 1508, e decorato con uno stile non collegabile con alcuna scuola locale, delle otto formelle, quattro rappresentano le stagioni. Dal 17 novembre 1913 è stato riconosciuto dal Ministero della Pubblica Istruzione monumento “regionale”, quale opera d’arte scultorea medievale pugliese. La Terra di Francavilla, attraverso le varie vicende storiche che si susseguirono, fu acquistata nel 1575 da Davide della famiglia Imperiale di Genova, detta poi Imperiali, che la governò per 8 generazioni fino al 1782, incidendo in modo significativo sull’impianto urbanistico della città. Gli Imperiali hanno avuto grande influenza nella vita politica, economica, sociale e culturale della città e dei centri limitrofi che acquisirono negli anni successivi. La loro amministrazione produsse un effetto decisamente positivo per il territorio che divenne una delle aree più prospere e progredite. Francavilla, sotto l’impulso degli ultimi principi Michele seniore e juniore, assunse l’aspetto attuale con la nascita di nuovi borghi e rioni, la cinta delle mura si ampliò e si aprirono nuove Porte. L’interesse al sapere, verso la cultura e l’arte, ha determinato in Francavilla l’esistenza di centri di istruzione con scuole e circoli. Complesso monumentale inestimabile, luogo di crescita culturale, civile, sociale e religioso, e non solo per Francavilla, è la Chiesa di San Sebastiano, iniziata a costruire il 20 ottobre 1696, con annesso il Real Collegio Ferdinandeo – attuale Scuola Media “V. Bilotta” – ove hanno operato, per circa due secoli (1682-1866), i padri delle Scuole Pie, giunti in città per volontà testamentaria del principe Andrea Imperiali. I padri Scolopi hanno istruito, educato e formato generazioni di illustri intellettuali e studiosi. Nella Chiesa di San Sebastiano hanno vissuto e pregato San Pompilio Maria Pirrotti e il Beato Bartolo Longo. La ricerca della didattica e dell’istruzione pubblica è sempre stato vivo nella tradizione dei cittadini di Francavilla. Nel pieno delle riforme scolastiche postunitarie, Vincenzo Caroli pubblicò il “Modo razionale di lettura e scrittura contemporanea”, favorevolmente accettato dalle scuole di 40 province. Di Vincenzo Lilla è un “Manuale di filosofia del diritto” che, pubblicato per la prima volta nel 1883, ha avuto molte riedizioni nel secolo scorso. Giovanni Calò, filosofo spiritualista di fama, fu autore, tra l’altro, di un chiaro e ricercato “Corso di Pedagogia”, edito tra il 1946 e il 1949. Molti figli di Francavilla hanno eccelso nel trasmettere il sapere con pubblicazioni oggi rare. Grandi musicisti e compositori hanno avuto i natali in questa città. Il Concerto Bandistico “Città di Francavilla Fontana” rappresenta un lustro e un vanto del patrimonio musicale e culturale dell’intero Mezzogiorno ed è l’istituzione che promuove l’immagine della città in Italia e all’estero. La Banda Musicale è figlia di una tradizione centenaria che è strettamente legata alla storia della città, basti ammirare il balcone di Palazzo Giannuzzo-Bottari, ora Carissimo, ove sono scolpite immagini di musici con strumenti a fiato, a corde e a percussione, cioè un’intera orchestra.
La Scuola Musicale Comunale “Padre Serafino Marinosci”, ripristinata nel 2003, ma già presente sul territorio cittadino, alla fine del 1800, consegue anno per anno risultati sempre più importanti e a dir poco straordinari, annoverando qualcosa come 200 allievi iscritti.
Le Associazioni e le compagnie teatrali operanti attualmente traggono linfa da un ricco patrimonio che ha un importante riferimento nell’opera teatrale “NNiccu Furcedda”, segnalata come il primo lavoro letterario in vernacolo del ‘700 Pugliese, scritta dal medico Gerolamo Bax, in cui vi è tanta storia dell’economia locale e molto della lingua toscana nel vernacolo con cui è scritta. Nelle ampie sale di ingresso delle case, nei saloni dei palazzi e nel teatro fatto costruire nel 1715 dal Principe Michele III Imperiali, si recitarono le grandi opere. Sono presenti e fruibili i resti della muraglia di recinzione del “giardino delle delizie”, realizzato da Michele IV, ultimo feudatario, come parco del Castello in cui furono portate piante che dovevano dare i colori di primavera anche d’inverno e fece scavare ampie vasche perché, colme d’acqua, fossero peschiere e laghetti per piccole barche. Quel giardino spinse nobili e borghesi del luogo ad avere nelle proprie ville piante rare ed esotiche di tutti i continenti che ancora rendono delle oasi botaniche, Villa Resta e Villa Maria. L’imponente Chiesa Matrice, ricostruita dopo il terremoto del 20 febbraio 1743 sul sito della antica chiesa angioina, dalla maestosa e slanciata facciata barocca con ricco portale e la cupola più alta del Salento, rivestita all’esterno in mattonelle policrome di maiolica, campeggia su tutto il territorio circostante. Nell’interno, grandioso e luminoso, la presenza di numerosissime opere d’arte pittoriche e scultoree, in legno e argento, di notevole pregio realizzate da importanti artisti, crea un museo aperto e visitabile quotidianamente. Tanto le tele che gli oggetti conservati sono sin dal 1939 notificati e tutelati dalla Sovrintendenza ai Monumenti e alle Gallerie. Alle spalle della Chiesa Matrice il loggiato di Palazzo Cotogno con gli stemmi di nobili famiglie ripetuti sui piastrini, e le tre formelle della balaustra con le immagini scolpite tratte dal libro “Delle Imprese” di Giulio Cesare Capaccio, pubblicato a Napoli nel 1592, contribuisce a rendere suggestive le stradine del centro storico. Centro storico che, durante i Riti della Settimana Santa, diviene lo scenario naturale del secolare pellegrinaggio dei “Pappamusci” – coppia di pellegrini scalzi ed incappucciati – del giovedì e della imponente Processione dei Misteri che si svolge il venerdì a cui assistono diverse migliaia di forestieri provenienti da ogni parte d’Italia. Le secolari ritualità della Settimana Santa, simili per alcuni aspetti a quelle di Siviglia, sono tra le più significative e vissute della Puglia e costituiscono nell’intera provincia di Brindisi una eccezionale unicità in cui rivivono i momenti più intensi, le consuetudini particolari e le tradizioni storiche e culturali della nostra gente. Dopo la Pasqua, per la festa di San Marco, il 25 aprile, si svolge la fiera per la compravendita di bestie e di attrezzi agricoli. La festa della Madonna della Croce richiama al Santuario pellegrini da tutta la Puglia che coincide con la Fiera dell’Ascensione, istituita dal Principe Michele Imperiali Seniore, ove per secoli si sono esposti i migliore prodotti dell’artigianato locale. I festeggiamenti civili e religiosi del Corpus Domini ed in onore dei SS. Medici Cosimo e Damiano portano in città numerosi fedeli provenienti da più parti. La festa della Madonna del Carmine si celebra devotamente il 16 luglio, nel pieno dell’estate. La festa patronale in onore della Madonna della Fontana, il 13 e 14 settembre, richiama ogni anno nella città, riccamente addobbata con luminarie, molti visitatori ed emigrati. La terza domenica di settembre, di ogni anno, viene organizzato il Corteo Storico che rievoca il rinvenimento della sacra icona bizantina raffigurante la Vergine con Bambino, ora Maria Santissima della Fontana, Patrona della città. La manifestazione, che attrae una numerosa partecipazione di forestieri, si svolge con il Patrocinio del Comune, della Provincia, della Regione, e con l’alto Patrocinio del Presidente della Repubblica e del Consiglio dei Ministri. Il programma di “Città Estate” comprende la mostra dei prodotti tipici locali nel centro storico, concerti e rappresentazioni nelle varie piazzette e nell’anfiteatro della Villa Comunale. Per il periodo natalizio, nelle case e nelle chiese, si allestiscono mostre di presepi e la Parrocchia di San Lorenzo realizza il presepe vivente proponendo usi e costumi del passato. Durante il periodo di Carnevale, in Piazza Umberto I vengono allestite diverse bancarelle del confetto “riccio”, dolce prodotto unicamente a Francavilla e inserito nell’elenco nazionale dei prodotti agroalimentari tradizionali con decreto del 22 luglio 2004 del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali. 

LA FAMIGLIA IMPERIALI

LA FAMIGLIA IMPERIALI - 2° Concorso Musicale Nazionale

IL NOME

Imperiale - o Imperiali - è il nome di una nobile famiglia della Repubblica di Genova. Già denominata Tartaro, nel corso del XVIII secolo, fu proprietaria di un vasto feudo nel Salento settentrionale.


ORIGIni

Originata dalla nobilissima e Dogale famiglia Imperiale di Genova è una delle ventotto che tennero un proprio Albergo di Nobiltà. Fu reiteratamente onorata della suprema dignità di Doge e, nel 1638, fu ricevuta nell'Ordine di Malta  raggiungendo i fasti più elevati. Insignita del Toson d’Oro e del Real Ordine di San Gennaro, nel 1743 fu aggregata al Patriziato napoletano nel Seggio di Capuana e, nel 1639, fu decorata del titolo di Principe di Francavilla, nel 1608 del titolo di Marchese di Latiano, e, nel 1573, di quello di Marchese d'Oria. Essa occupò, inoltre, i maggiori uffici nella Real Corte Borbonica: di Maggiordomo Maggiore dal 1753 al 1759, di Capitano Delle Reali Guardie del Corpo dal 1775 al 1782 e di Cavallerizzo Maggiore dal 1855 al 1860.

I primi documenti che si riferiscono agli Imperiali risalgono al XII secolo. La famiglia si ritiene originata dai conti di Ventimiglia, come conferma un privilegio dell'Imperatore Carlo VI d'Asburgo. Assunse il nome di "Imperiale" per la presenza alla corte dell'imperatore Arrigo VII di Lussemburgo, venuto in Italia per rinverdire i perduti fasti imperiali.

Alla corte di Arrigo erano presenti anche molti altri nobili di tutta Italia e personaggi illustri, tra cui Dante Alighieri. Gli Imperiali ebbero riconosciuti i titoli di Principe, Duca, Marchese, Nobile dei Principi di Francavilla, Patrizio Genovese e Napolitano ed il trattamento di Don e Donna.

 

MEMBRI ILLUSTRI

Capitano Davide Imperiale, primo marchese di Oria, signore di Francavilla e Casalnuovo-Manduria, fu "capitano di galere" a Lepanto (1540-1612). In occasione della battaglia di Lepanto del 7 ottobre 1571 contro l'Impero Ottomano, poiché una nave turca minacciava di speronare la galea Capitana al cui comando era Marcantonio Colonna, ammiraglio della flotta pontificia e comandante in seconda dell'intera flotta cristiana, sacrificò eroicamente la propria nave, schiantandosi contro la nave turca per proteggere la nave del Colonna.

Giovanni Vincenzo Imperiale (1582-1648), politico, letterato e collezionista d'arte genovese.

Davide Imperiali (1592-1632), terzo marchese di Oria, signore di Francavilla e Casalnuovo, patrizio genovese. Fu capostipite degli "Imperiali di Francavilla".

Michele Imperiali (1623-1664),  primo principe di Francavilla, quarto marchese di Oria e signore di Casalnuovo, signore di Massafra, patrizio genovese.

Giulio I Imperiale (1680-1738), primo principe di Sant'Angelo dei Lombardi, grande di Spagna di I classe, patrizio genovese. Fu capostipite degli "Imperiale di Sant'Angelo".

Giuseppe Renato Imperiali (1651-1737), nominato cardinale da papa Alessandro VIII, fu uno dei candidati favoriti per l’ascensione al soglio pontificio. Ottenne ben 18 voti, ma non fu eletto a causa della sua età avanzata e dell'ostilità del re di Spagna che pose il veto alla sua candidatura.

Guglielmo Imperiali di Francavilla (1858-1944), diplomatico, fu ambasciatore d'Italia a Costantinopoli (1904), poi a Londra (1910), dove prese parte al Patto di Londra del 1915. Alla fine della prima guerra mondiale fu membro della delegazione italiana a Ginevra per la firma del Trattato di Versailles del 28.6.1919 e rappresentante italiano al Consiglio della Società delle Nazioni dal 1921, da cui si dimise subito dopo la Marcia su Roma. Senatore dal 16.10.1913, fu decorato del Collare dell'Annunziata, massima onorificenza di Casa Savoia, nel 1932.

Giovanni Imperiali d'Afflitto di Francavilla (1890-1983), generale di cavalleria dell'Esercito Italiano nella campagna di Libia e nella prima e seconda guerra mondiale, membro della Consulta Nazionale del Senato del Regno, decorato come cavaliere dell'Ordine Militare di Savoia e dell'Ordine Militare d'Italia, ricevette una medaglia d'argento al valor militare, quattro medaglie di bronzo al valor militare e la Croce di Ferro tedesca al valore di guerra. Fu comandante dell'ultima azione di cavalleria italiana del reggimento «Lancieri di Aosta» di stanza a Napoli.


DOGI DI GENOVA

Anche a seguito del comportamento del capitano Davide Imperiale durante la battaglia di Lepanto, la famiglia acquisì molto prestigio nella Repubblica di Genova ed ebbe tra i suoi membri 4 dogi tra il XVII e il XVIII secolo:

Giovanni Giacomo (Tartaro) Imperiale: 25 aprile 1617 - 29 aprile 1619

Francesco Maria Lercari Imperiale: 18 agosto 1683 - 18 agosto 1685

Francesco Maria Imperiale: 22 settembre 1711 - 22 settembre 1713

Ambrogio Imperiale: 4 ottobre 1719 - 4 ottobre 1721

 

Rami della famiglia Imperiale

Imperiale di Sant'Angelo. Il ramo iniziò con l'acquisto da parte di Gian Vincenzo Imperiale di Genova, nel 1631, dello "Stato di Sant'Angelo" del Regno di Napoli, comprensivo di Sant'Angelo dei Lombardi, Nusco, le terre di Lioni, Andretta e Carbonara (oggi Aquilonia). Il principe Placido Imperiale di Sant'Angelo fu fondatore di Poggio Imperiale in Capitanata.

Imperiali di Francavilla. Presero il nome dal predicato nobiliare del feudo di Francavilla Fontana, di cui ebbero il principato nel 1639. Il Castello, o Palazzo Imperiali, oggi sede del Comune di Francavilla Fontana, con la sua collezione di opere d'arte testimonia il mecenatismo degli antichi proprietari.

Imperiali di Latiano. Presero il nome dal predicato nobiliare del feudo di Latiano, di cui ebbero il marchesato intorno al XVIII secolo e dove vissero fino al 1909 (Guglielmo è stato l'ultimo discendente). Il Palazzo Imperiali oggi è sede della Biblioteca comunale e del "Museo del Sottosuolo"; vi vengono conservate alcune tele di Gerolamo Cenatempo provenienti dalla collezione dei marchesi. La cappella di famiglia è opera di un grande architetto ed esponente del barocco leccese, Mauro Manieri.

 

EDIFICI STORICI

Palazzo Imperiale a Genova

Per volontà di Giovan Vincenzo Imperiale, il palazzo venne costruito intorno al 1560, da Giovanni Batta Castello, detto il Bergamasco, e subito dopo ampliato verso Soziglia su progetto di Andrea Ansaldo. Fu presente nella lista dei beni ereditati dalle varie generazioni della famiglia, tra il 1576 e il 1664. Nel 1584 il futuro doge Giovanni Giacomo Imperiale (1617-1619) aprì la nuova "strada imperiale" a Scurreria la Nuova, e una piccola parte della facciata del palazzo, con il portale, divenne visibile da piazza San Lorenzo. L'ingresso avviene tramite un atrio aperto con quattro arcate sorrette da pilastri verso il cortile centrale, una corte quadrata con solo due campate per lato. Danneggiato dal bombardamento navale del 1684, fu, forse in seguito, sopraelevato di un piano. Gli ambienti interni conservano al piano terreno affreschi di B. Castello e di Luca Cambiaso con "Nozze di Psiche" e al secondo piano altri con le "Storie di Cleopatra", eseguite da B. Castello e D. Piola.

 

Villa Imperiale a Genova

Prima che si imponesse a Genova lo stile dell'architetto Galeazzo Alessi, che avrebbe improntato gran parte delle ville di Albaro, per lungo tempo Villa Imperiale fu un modello di dimora. Realizzata ad un volume longitudinale, era completata da logge d'angolo. La famiglia Imperiale la tenne fino agli anni venti del Novecento, fino a quando non fu acquisita dal Comune. Oggi con il suo lussureggiante parco è un giardino pubblico per il quartiere popolare di San Fruttuoso.

 

Castello Imperiali di Francavilla Fontana

Una serie di torri, costruite a Francavilla Fontana nel 1455 da Giovanni Antonio del Balzo Orsini, figlio di Raimondello, e dal marchese di Oria e feudatario di Francavilla Giovanni Bernardino Bonifacio nel 1536, costituirono la base del castello fortificato che sarebbe poi diventato il palazzo Imperiali. Fu restaurato dagli Imperiali a partire dal Seicento, ad opera dell'architetto locale Carlo Francesco Centonze di Francavilla: i suoi progetti sono conservati nell'Archivio di Stato di Napoli. Una seconda fase di lavori, diretti dall'architetto pugliese Mauro Manieri, si ebbe nel XVIII secolo e a questi si deve anche la realizzazione dello scalone nell'atrio, su disegno di Ferdinando San Felice (come ricorda il De Dominici). Oggi il palazzo è sede dell'amministrazione comunale.

Sul fianco si trova un grande loggiato barocco, con quattro arcate arricchite da numerose sculture, mentre lungo gli altri lati sono presenti monofore rettangolari. Si accede al cortile interno tramite un portale settecentesco dove si conserva attualmente il fonte battesimale del XIV secolo della chiesa angioina (distrutta dal terremoto del 1743), intorno alla quale la città di Francavilla Fontana fu fondata e dal quale la cittadina prese il nome.

 

Castello Imperiali di Villa Castelli

La fortezza, di età medievale, fu proprietà della nobile famiglia degli Orsini del Balzo (ramo cadetto partenopeo della ben più importante famiglia romana degli Orsini) ed era già in rovina nel XV secolo. Nel XVII secolo la famiglia Imperiali acquistò la fortificazione, trasformandola in castello e impiantando un allevamento di cavalli di razza murgese. Con il passaggio agli Ungaro il castello venne ulteriormente arricchito e adibito a palazzo ducale. Nel 1822 parte delle scuderie fu utilizzata per la realizzazione di una cappella, dedicata al Santissimo Crocifisso. Nel 1830 la chiesa venne elevata a parrocchia e consacrata dal vescovo di Oria. Nel corso del '900 l'edificio è stato adibito a caserma e scuola. Attualmente il castello è stato parzialmente ristrutturato ed è sede del municipio, della galleria d'arte comunale e del museo archeologico municipale.

Il castello ha conservato, sino alla fine del XVIII secolo, le merlature ed i cannoni, successivamente rimossi. La facciata Nord è stata irrimediabilemnte stravolta da ripetuti interventi, effettuati con scarsa competenza storica. E' invece ancor oggi salva la parte più antica, la facciata Sud del castello che conserva, totalmente inglobata nel complesso architettonico, l'antica torre, oggi sede dell'aula consiliare. Dall'alto dell'ultimo colle delle Murge, domina la pianura salentina. Sono ancora visibili caratteristiche di età tardo-medievale e rinascimentale.

 

Palazzo Imperiali di Latiano

La struttura di epoca normanna risale al XII secolo ed è situata per motivi strategico-militari sulla via Appia, da sempre importante crocevia per gli spostamenti degli eserciti. Si trova nella centrale piazza Umberto I di Latiano. Nacque come fortezza difensiva ed è stato rimaneggiato più volte, sino all'attuale aspetto di palazzo gentilizio settecentesco, soprattutto ad opera della famiglia Imperiali, da cui prende il nome.

Gli ultimi lavori strutturali, che hanno conferito all'edificio l'attuale fisionomia, risalgono al 1714, come risulta da talune iscrizioni sul frontale;.

Nel 1909 il Palazzo fu venduto dall'ultimo erede Guglielmo Imperiali al Municipio di Latiano.

 

Palazzo Imperiali-Filotico a Manduria

Ruggero il Normanno, dopo il 1090, fece riedificare la città di Manduria, distrutta dalle incursioni barbare (in particolare dei Saraceni e dei Goti) col nome di Casalnuovo. Sul castello le fonti sono molto avare di notizie, a tal punto da non poter stabilire con certezza le esatte dimensioni e l'esatta importanza del maniero. Si suppone fosse sin dall'inizio di proprietà feudale, dal momento che non è citato nello Statutum de reparatione castrorum, un elenco di fortezze demaniali redatto in età federiciana (1241-1246). Sui ruderi del castello normanno fu concepita una nuova residenza principesca da Don Michele III Imperiali, feudatario di Casalnuovo nel 1717, così come riportato dalla iscrizione sul portale di accesso all'appartamento al piano nobile («Michael lmperialis A.D. MDCCXVII») e costruito, a partire dal 1719, come elemento fondamentale di un importante piano di rinnovamento urbanistico della città, perseguito mediante la creazione di nuovi assi prospettici rivolti verso l'esterno della cinta muraria antica. Il palazzo è concepito secondo lo schema classico della dimora urbana, a pianta quadrata e isolato sui quattro lati: per lo stile severo ed austero risultano evidenti le caratteristiche di unicità nel panorama del tardo barocco salentino, dal quale esso si discosta decisamente; interessanti appaiono invece le analogie con esempi tardomanieristici romani a cavallo tra sei e settecento. L'unica concessione al gusto rococò del tempo è costituita dalla lunga balconata in ferro lavorato "a petto d'oca".

Dal maestoso portale, fiancheggiato da due colonne di ordine toscano, si accede all'androne coperto e, proseguendo, all'atrio interno. Di rilievo è la monumentale scalinata a doppia rampa aperta sull'atrio, secondo una tipologia che all'epoca ebbe grande diffusione soprattutto a Napoli.

Dopo la morte di Michele III, il suo erede omonimo, Michele IV, rimase per lo più a Napoli dove morì nel 1782 senza lasciare discendenza. L'edificio, non ultimato nell'ala sud-est e probabilmente mai utilizzato dalla famiglia dei feudatari, passò per alcuni anni al Regio Fisco (si narra che il re delle Due Sicilie Francesco II, in visita in Terra d'Otranto, nel fare tappa a Manduria, definì questo palazzo addirittura più bello della sua stessa reggia di Napoli). Fu poi riacquistato da Don Vincenzo Imperiali del ramo dei marchesi di Latiano e nuovo principe di Francavilla e, da questi, passò al figlio Federico che nel 1827 lo cedette a Don Vincenzo Filotico, gentiluomo manduriano.

Ai Filotico si devono alcuni interventi come la costruzione di un ampio loggiato su una delle facciate dell'atrio interno, oltre all'arredo e le decorazioni interne. L'edificio è tuttora residenza della famiglia Filotico, ad eccezione di alcuni dei locali al piano terra che, passati di proprietà in seguito ad una divisione tra eredi nel dopoguerra, risultano destinati ad attività commerciali.

 

Palazzo Imperiali di Avetrana

Il primo nucleo venne edificato dai Pagano e fu ampliato in seguito dagli Albrizzi: questa parte più antica si affaccia su largo Cavallerizza e presenta uno stemma gentilizio su uno degli accessi. La famiglia Imperiali aggiunse l'ala orientale nel XVIII secolo, più sontuosa, con un portale bugnato, una scalinata trionfale ed un'ampia corte.

 

Palazzo Imperiali di Salza Irpina

Il palazzo è sito nella parte più antica di Salza Irpina e presenta al centro della facciata un portale del XVIII secolo, decorato con due semicolonne che sostengono le mensole del balcone centrale del piano nobile. L'edificio gentilizio è composto da quattro distinti livelli e venne fatto edificare dai Berio, marchesi di Salza, alla fine del XVII secolo. Dall'androne si sviluppa una scala con volte a vela che conduce ai livelli superiori, in quanto, i due livelli inferiori fungevano da deposito o cantina. Il "piano nobile" o "piano di rappresentanza" è caratterizzato da molteplici sale, alcune corredate ancora dagli antichi affreschi e dalle porte originarie risalenti al XVIII secolo. All'ultimo piano, si trovano le ampie stanze che costituivano la "zona notte", a cui corrispondono sulla facciata delle finestre rettangolari con cornici in pietra. Sull'ultima parete della grande scala in pietra, si trova ancora un grande drappo ricamato raffigurante lo stemma degli Imperiali, un'aquila nera con le ali aperte. A seguito del terremoto del 1980, il palazzo è stato sottoposto ad un importante intervento di restauro.

 

Villa Imperiali a Vicenza

Si ritiene progettata nel 1681 dall’architetto Carlo Borella, con un settore centrale del prospetto leggermente avanzato e distinto per la presenza di quattro lesene ioniche, di aperture centinate e del portale d'ingresso, il cui frontone triangolare ospita lo stemma del casato. Le brevi ali presentano una serliana forse in origine aperta. Vasto e ancora ben tenuto il parco.

Stampa e Televisioni

 

PARTNERSHIP

<h4><span>PARTNERSHIP</span></h4> - 2° Concorso Musicale Nazionale

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